Comunicazione: come vuoi farti conoscere!

La comunicazione che rappresenta la tua attività, impresa, nasce da una tua esigenza di far conoscere all’esterno un #servizio,
un prodotto che ti differenzia dalle altre realtà, dai concorrenti ?

La nostra persona è continuamente sottoposta a messaggi – verbali, visivi, sonori, olfattivi, sensoriali di ogni sorta.
Questo avviene ovunque ci troviamo, sono esperienze che viviamo contemporaneamente ad altre innumerevoli azioni che compiamo durante le nostre giornate e spesso mentre siamo con altre persone.

Ritengo che tale insieme variegato di elementi crei una “confusione” di fondo che non ci permetta di valutare a pieno il singolo evento.
Nello specifico mi riferisco a delle comunicazioni pubblicitarie o informative – spot – che passano nella tv nazionale.
Altre ci vengono proposte mentre navighiamo in internet.
Oppure siamo catturati visivamente da affissioni che possiamo incontrare per strada.

Cosa comunichi della tua attività?

La comunicazione è identificativa sotto vari aspetti del tuo “modus operandi”.
Non solo amministrativo e #commerciale ma ad esempio del rapporto umano che vi è fra i collaboratori che trascorrono varie ore lavorative fianco a fianco.

Ho in mente uno strumento che potrebbe fare al tuo caso

Un aspetto che mi porta ad accendere il semaforo arancione di attenzione è il messaggio non dichiarato che viene diffuso dalla pubblicità.
Apparentemente è uno spot per un brand, per un prodotto/servizio ma contemporaneamente manda all’utente degli esempi di comportamento o atteggiamenti che nascono certamente dai mutati modi di vivere delle persone oggi ma che di rispettoso hanno a mio avviso ben poco.

L’antropologa Douglas e l’economista Isherwood
“… i beni sono neutri, ma i loro usi sono sociali: possono essere usati come barriere o come ponti … il consumo è il campo in cui viene combattuta la battaglia per definire la cultura e darle forma…”
tratto da Il mondo delle cose. Oggetti, valori, consumo

Spesso mi chiedo se l’azienda che paga tali produzioni abbia visto realmente il “prodotto comunicativo” che diffonderà, anche se si afferma: purchè se ne parli!
Dovevamo creare un effetto wow!
E tanto altro, che menti creative possono generare sorprendendo ogni più fantasioso pronostico!

La tua comunicazione professionale ti identifica

La comunicazione che paghi ti porta dei #risultati in nuovi contatti, richieste di informazione ed in parte soddisfa il tuo senso estetico?    
Scrivimi alcuni punti sulla tua esperienza – positività o aspetti migliorabili – edi@edigovoni.it

Da qualche tempo in occasione della spensieratezza estiva, una – la catena di fast food a stelle e strisce invia delle notifiche promozionali ai clienti, in Italia il soggetto è un ragazzo. Presumibilmente diciasettenne che arriva con la biciletta all’appuntamento con gli amici.
Lui è l’ultimo ad arrivare…ma contemporaneamente è notificato e la sua attenzione attratta al punto di lasciar cadere a terra la sua bici facendo filotto con quelle dei compagni,
grrrrr … tutti ridono, a me pare ci sia da riflettere su tale comportamento!

Che il consumatore sia considerato un ebete mi sembra dichiarato.
Indistintamente dal prodotto pubblicizzato e dal TARGET.
In questo caso mi sento chiamata in causa come donna, uscire da un ascensore è una pratica abbastanza frequente, la particolarità è l’abito a godet indossato dall’impiegata – accarezza leggermente i fianchi e si apre in una gonna  morbida, confortevole e femminile.
Purtroppo rimanendo un lembo chiuso nella porta dell’ascensore … lo spirito fiabesco in scena … L’ascensore viene chiamato al piano superiore e l’abito sale con lui, ahahah
L’impiegata rimane in mutande difronte ai colleghi.
In seguito ne parla ad una amica nella pausa caffè ridendo come se fosse un evento rilevante.
Il prodotto da pubblicizzare non è l’abito, non è l’ascensore e mi chiedo come si possa credere a tale rappresentazione!

Conoscere i mood ma rimaniamo noi stessi

Infine penso che dedicare del tempo di qualità alle persone a cui teniamo sia  oggi un bene prezioso.
Rivolgerci a loro con parole amorevoli, affettuose, piene di enfasi ma guardarsi negli occhi, fare una espressione facciale, toccarsi per una gesto di conforto, di amicizia non ha paragoni con lo stare tutti nel salotto, seduti dove capita e parlarsi con messaggi abbreviati, emoticons e nuovi slang che nascono, vengono usati e sostituiti come il trascorrere di una stagione.

Fra qualche anno ricorderemo il brand che ha  una comunicazione di questo tipo o la velocità e la poca chiarezza ci lasceranno un vuoto che non sapremo motivare?
Un saluto Edi